Sapete quanti tipi di batteri sono presenti nella nostra bocca in una situazione di buona salute? Pare ve ne siano almeno 350 tipi che convivono pacificamente all’interno del cavo orale. Di questi 350 tipi, parliamo di miliardi di batteri, tre tipi, gli Streptococchi Mutans, i Lactobacilli e gli Actinomiceti, sono quelli maggiormente coinvolti in una delle malattie tra le più diffuse al mondo: parliamo della CARIE.
Ma questi batteri non sono gli unici responsabili; alla formazione della CARIE concorrono anche numerosi altri fattori tra cui le condizioni della salute dell’ospite (noi stessi) e i nostri comportamenti.

La carie è una patologia multifattoriale a carattere infettivo che si determina quando l’ecosistema orale di altera. Non basta curare le carie; finché le condizioni che hanno provocato la carie non cambieranno, saremo sempre a rischio di altre carie.

La carie è una malattia molto complessa; una volta che l’ecosistema orale si altera acidificandosi, le condizioni per la demineralizzazione dello smalto saranno quelle favorevoli ed il processo non si fermerà.

E allora noi cosa possiamo fare?
Non ci resta che una sola possibilità: in presenza di carie dobbiamo modificare le condizioni che ne hanno consentito la formazione. Questo significa che dobbiamo modificare i nostri comportamenti. Dobbiamo modificare anche i comportamenti dei nostri bambini se veramente vogliamo che diventino grandi con denti forti e sani. Come sempre, nel corso della nostra vita, la premessa per il cambiamento è la consapevolezza sulla situazione. Creatasi una buona conoscenza, consapevole del problema da affrontare, potremo adottare comportamenti adeguati ad ottenere risultati diversi da quelli finora conseguiti.  La verifica ed il controllo dei risultati sono il terzo passaggio.

Per questo oggi parleremo del ruolo della dieta e dell’alimentazione nella prevenzione del fenomeno carioso e di quanto i nostri comportamenti possono influire sulla prevenzione della carie.

I batteri che provocano la carie e che si sviluppano nel biofilm che riveste i nostri denti, hanno bisogno di carboidrati (zuccheri) per svilupparsi. Il meccanismo è il seguente: il metabolismo dei carboidrati, con maggiore efficacia quanto più questi zuccheri sono semplici, provoca l’acidificazione dell’ambiente orale che intaccherà i tessuti duri dei denti.
Ogni volta che introduciamo dei carboidrati nel cavo orale, il pH (l’acidità) all’interno del biofilm che riveste i denti si abbassa (l’ambiente si acidifica)  a causa dell’aumentato metabolismo batterico causato dalla grande disponibilità di zuccheri. Una volta che il pH sarà sceso sotto il valore di 5.5, i tessuti dentali saranno soggetti al processo di demineralizzazione che comporta la dissoluzione della sostanza minerale dentale.

Il processo continuerà fino al momento in cui interverrà il cosiddetto meccanismo “tampone” da parte della saliva. La secrezione di saliva, conseguente all’introduzione di cibo in bocca, aumenta la liberazione di ioni di bicarbonato, che in circa trenta minuti sarà in grado di riportare il livello dell’acidità del biofilm che riveste i tessuti dentali fuori dalla zona di rischio. Normalmente a questo punto avviene la rimineralizzazione dei tessuti duri dentali.

Se l’assunzione di cibi e bevande ricchi di zuccheri semplici avverrà troppo spesso, la permanenza nella zona di rischio carie (a pH acido sotto il valore di 5.5) sarà maggiore della capacità “tampone” della saliva. Quindi se la demineralizzazione avrà il tempo di essere efficace, si creeranno le prime lesioni semplici (white spots) sulla superficie dei denti dalle quali si formeranno le cavità cariose vere e proprie. Il fenomeno non è troppo diverso di quando d’inverno usciamo al freddo in canottiera per pochi secondi: non avverrà nulla. Ma se rimanessimo all’aperto in canottiera,  esposti al freddo a lungo, ci raffredderemo ed ammaleremo più facilmente.

Lo zucchero semplice più efficace nel provocare le carie, il saccarosio, è quello che abitualmente è presente nelle nostre cucine. Lo troviamo sui banconi dei bar, nei dolci, nelle caramelle, nelle merendine, nei gelati ed in una grande quantità di cibo, in dosi molto maggiori di quanto sia possibile immaginare.  Ma anche il glucosio, il fruttosio, il maltosio e il lattosio (ecco da cosa dipendono le carie da biberon) sono facilmente metabolizzati dai batteri cariogeni.

Le più recenti linee guida per la prevenzione della carie sono concordi nel ritenere che la dieta, intesa come l’insieme di cibi e bevande consumate da un soggetto, abbia un effetto diretto sulla salute orale. L’alimentazione e la dieta sono un fattore eziologico essenziale nella patogenesi della carie e delle erosioni dello smalto. A questo punto speriamo di aver creato una adeguata consapevolezza su alcuni  comportamenti errati la cui conseguenza provoca la carie.

L’evidenza scientifica ha chiarito che l’assunzione di cibi ricchi di zuccheri semplici come quelli contenuti in:

– bibite

– succhi di frutta

– dolciumi

– caramelle

– merendine

– barrette

– biscotti

– torte

cibi prodotti con criteri biologici o meno che siano di produzione casalinga o industriale, quando supera un determinato limite, quello delle quattro assunzioni giornaliere è alla base dell’aumento del rischio di patologia cariosa. Per questo l’attenzione all’alimentazione ed alla dieta deve essere vigile: i carboidrati semplici sono presenti anche in snack salati e in molti altri cibi. Senza scadere nel fenomeno opposto alla superficialità, cioè l’ossessione, dobbiamo controllare cosa introduciamo e cosa forniamo ai nostri bambini, allo scopo di preservare un bene prezioso come la nostra salute.
Tutte le possibili fonti di carboidrati semplici devono essere monitorate con attenzione.

Per quello che riguarda la dieta, un valido ausilio lo possiamo trovare nei cosiddetti CIBI FUNZIONALI come lo sono alcuni Chewing Gums. Il loro uso provoca un aumento della produzione di saliva, il cui effetto tampone sull’acidità del biofilm del cavo orale abbiamo appena affrontato. 

Inoltre il loro uso comporta un’azione meccanica che provoca la parziale rimozione di residui di cibo e di placca batterica dalle superfici dentali. Infine la maggior parte dei chewing gums, al giorno d’oggi è “sugar free”, cioè contiene sostanze, come lo xilitolo, che hanno un’azione cario-preventiva che li pone nella categoria del cosiddetto “functional food”. Altre sostanze caratteristiche analoghe sono l’estratto di stevia, quello di corteccia di magnolia ed alcuni ceppi di probiotici su cui la ricerca scientifica sta tuttora compiendo approfondimenti.

Possiamo concludere affermando che è indispensabile la conoscenza dei meccanismi che causano la carie per prevenirne gli effetti. Essere consapevoli di quanto sia importante mantenere sempre una buona igiene orale allo scopo di conservare in salute i nostri denti ed i loro tessuti di sostegno è fondamentale. Il comportamento adeguato ne è la diretta conseguenza. Per questo non dobbiamo sottovalutare quanto sia importante attenerci ad una corretta dieta ed alimentazione per raggiungere un obiettivo che dovrebbe stare a cuore a chiunque:  ZERO CARIE!